Questo sito è dedicato ad Henning Köhler e si chiama così come da una sua fiaba. Bellissima.
“Il re delle storie e il bambino delle stelle“.
Era il 2012 ed era sera ed era una grande sala gremita di gente e tanta luce.
Lui seduto dietro a dei tavoli in fila su una pedana un po’ rialzata rispetto alla platea. Calmo, pacifico, grande osservatore. Con i suoi occhiali tutto vetro poggiati bassi sul naso, osservava tutto, ma fuori da quei vetri.
Le lenti salivano solo quando doveva leggere qualcosa dai suoi appunti, rigorosamente scritti a mano. A penna blu.
Sotto i tavoli scorreva il solito chiacchiericcio tutto italiano, il vai e vieni, le risatine sparse, i grandi abbracci e tanti saluti; e lui osservava. Una scena che rividi decine di volte in futuro.
Henning arrivava con almeno dieci minuti di anticipo rispetto all’inizio delle sue lezioni/conferenze.
Il pubblico italiano riusciva a calmarsi solo a cominciare da 10 minuti dopo l’orario che sarebbe stato di inizio…
Ma lui non diceva nulla. Aspettava ed osservava. Osservava ed aspettava.
Non ricordo il tema della conferenza ma più parlava e più io mi riempivo di entusiasmo perché le sue parole erano musica per le mie orecchie, giubilo per la mia anima. Era così fuori dagli schemi, provocatorio senza volerlo deliberatamente essere, permeato di saggezza, incredibilmente coinvolgente, caldo, schietto. Così politically scorrect. Libero.
Pieno di amore e dedizione per i bambini. Sapeva raccontarli, vederli, proteggerli e domava agevolmente tutte le noie che li affliggono. Era sempre dalla loro parte.
Non avrebbe mai additato, etichettato, colpevolizzato nessun bambino.
Era uno scanner di stati d’animo. Non gli sfuggiva nulla. Si donava con un grande cuore ma con il rigore e la chiarezza di pensiero di un tedesco DOC.
Trasformava qualsiasi domanda anche all’apparenza banale in una trattazione di una profondità di contenuti ed elevatezza di orizzonti che non facevano mai sentire l’interlocutore sciocco e che poi incantava gli ascoltatori.
Henning non aveva maschere e faceva cadere quelle altrui.
Sapeva, conosceva, viveva l’altroposofia ma non accademicamente, lui era antroposofo nel sangue e lo sarebbe stato anche se non avesse mai incontrato Rudolf Steiner.
Henning voleva conoscere. Non era mtobosamente terapeuta. Non considerava nessuno malato. Lui indagava l’altro lato dei comportamenti, quello che non si vede, quello che è il movente spirituale.
Riusciva a scorgere il nucleo spirituale nascosto, dentro, dietro, sotto le difficoltà chiamate col nome di qualche inquietante sigla.
Anche se non parlavo la sua lingua, era come se sapessi esattamente cosa stesse dicendo e mi sentivo letta, vista, come i suoi bambini. Chissà cosa aveva visto di me. Me lo dirà nel Devachan…
O forse me lo dirà prima, me lo dirà in queste pagine, in questo progetto, in questa necessità che ho di continuare a far parlare lui e ad ascoltare ancora io la sua voce.
Perchè non si smetteva mai di imparare ed è ancora così.
Le sue parole come quelle di tutti Esseri Elevati (come Rudolf Steiner) sono sempre viventi. Non possono smettere di stimolare nel lettore o nell’ascoltatore movimenti evolutivi della consapevolezza e della coscienza e della conoscenza.
Ed ora che non la posso più sentire con le orecchie la sua voce dal vivo, dovrò comunicare con lui riascoltandolo e chiedendogli lì dove è ora, sul piano ove lui incontrava i suoi bambini, il piano delle cause, quello dello Spirito, quello ove tutti siamo uguali, ove tutti siamo splendidi, radiosi, di consentirmi di farlo parlare ancora ai nostri cuori.
Ci ha mostrato come solo senza mettere alcun filtro sugli altri, si possa davvero consentire loro di raccontarci chi sono. E lo ha fatto dandone l’esempio concreto, non parlandone ex-cattedra.
Questo è stato il suo più grande, potente, indelebile insegnamento.
E da quel momento che l’ho incontrato sono andata nella stessa direzione. Non so con quali risultati, ma so che la mia direzione è quella giusta.
Grazie Henning 🌹
