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Immagina un essere umano, prima della nascita, come un Io che vive ancora nella sfera spirituale. Ha alle spalle una vita terrena con le sue luci e le sue ombre. Molto di ciò che ha vissuto è stato trasformato dopo la morte, ma non tutto: alcuni tratti caratteriali, alcune inclinazioni, certi difetti non ancora redenti restano come semi. Questi semi vivono nei germi del vecchio corpo eterico e astrale, che non si dissolvono completamente ma vengono portati, come memoria sottile, verso una nuova esistenza.

Ora questo Io, nel mondo spirituale, si avvicina al momento di una nuova incarnazione. Non sceglie a caso dove nascere. Si trova di fronte a un’immensa trama di possibilità e vede quali anime umane, quali genitori, quale linea genealogica può offrirgli gli strumenti giusti per il suo sviluppo.

  • Non sceglie ciò che è comodo, ma ciò che è necessario.
  • Non sceglie solo ciò che ama, ma anche ciò che deve affrontare per crescere.

Così, da lontano, percepisce la qualità di una famiglia: le forze di salute e di malattia, le inclinazioni morali e caratteriali, le potenzialità intellettuali o artistiche. Vede che in quella linea ereditaria c’è un’impronta che potrà aiutarlo a sciogliere ciò che è rimasto incompiuto.

Ma questa scelta non è una previsione dettagliata. L’Io, nel mondo spirituale, vede come in un quadro: vede le grandi forze che agiranno, ma non tutti i dettagli del destino terreno. Sa che dovrà affrontare ostacoli, ma non conosce ancora il modo esatto in cui si presenteranno.

Poi inizia il suo cammino discendente. Si riveste del corpo astrale e del corpo eterico, ma questi non sono del tutto nuovi: portano con sé un’impronta della vita passata. È come se portasse una “coperta” fatta di antiche abitudini interiori. Quello che era pigro, fragile, impulsivo o unilaterale nella vita precedente non è sparito: ritorna come inclinazione. Ma ritorna in un nuovo scenario, in un nuovo corpo.

Qui entra in gioco la linea ereditaria. Il bambino riceve dal padre e dalla madre un corpo fisico che appartiene al loro sangue, alla loro storia. È come ricevere uno strumento musicale già accordato in un certo modo. Alcune corde suoneranno bene, altre meno.

Ora avviene l’incontro decisivo:

  • Il corpo fisico ereditato porta forze e resistenze che vengono dal passato della famiglia.
  • Il corpo eterico e astrale del bambino portano forze e resistenze che vengono dal suo proprio passato.

E l’Io, con pazienza, cerca di abitare questa nuova casa. Ma non sempre riesce a penetrarla fino in fondo. Alcune parti del corpo rimangono più “estranee”, meno individualizzate. È lì che nascono difficoltà: nella parola, nel movimento, nella volontà, nel pensiero.

Steiner fa l’esempio dell’uomo che non riesce a salire sull’autobus: non perché sia “debole di volontà” in senso astratto, ma perché il suo corpo, il suo fegato in quel caso, non offre lo strumento giusto. E il fegato è così perché nella sua linea ereditaria c’era un padre troppo unilateralmente pensatore, che non aveva forze volitive ben sviluppate. Il figlio ha scelto quel padre proprio per poter incontrare quell’ostacolo e lavorarci, ma finché l’Io non riesce a riplasmare il corpo, l’ostacolo resta.

Questo processo riguarda ogni bambino, ma anche noi adulti. Se ci osserviamo con sincerità, vediamo dove abitiamo bene il nostro corpo e dove restiamo stranieri. Ci sono parti di noi che fluiscono con naturalezza e altre che sentiamo rigide, pesanti, difficili. In quelle parti vive ancora qualcosa di non redento, qualcosa che il nostro Io non ha ancora pienamente trasformato.

Ecco perché la pedagogia curativa guarda sempre il bambino con una domanda:

  • Dove l’Io riesce già a esprimersi, magari in un gesto, in uno sguardo, in una parola viva?
  • Dove invece trova un ostacolo, un muro, un peso che viene dal corpo?

Il compito del pedagogo curativo non è eliminare il corpo ereditario né giudicare l’ostacolo, ma aiutare l’Io a trovare vie per entrare più profondamente nella sua casa terrena. Attraverso ritmi, immagini, arte, movimenti, possiamo accompagnare questo processo di riconquista del corpo, in modo che ciò che era solo destino diventi libertà.

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