Con il nostro sguardo
abbiamo il compito di accompagnare qualcosa di invisibile
alla sua incalcolabile destinazione
John Berger
La Pedagogia Curativa Antroposofica nasce nel 1924 grazie a Rudolf Steiner ed alla dottoressa Ita Wegman e non si occupa di malattie in senso stretto. Anzi potremmo dire che per essa non esistono le malattie. Essa si occupa di Esseri Umani in età evolutiva (da 0 a 21 anni) – a partire dalla visione tri-articolata in corpo, anima e spirito visti in relazione a destino e karma.
Ciò significa che, nella sua relazione col bambino il terapeuta, l’educatore, lavora non solo per essere di aiuto specifico.e contingente a bambini in difficoltà (comportamentale o di apprendimento), ma indaga anche l’immagine spirituale del fenomeno, le cause che vanno oltre il visibile, oltre il sensibile, oltre il velo della realtà materiale.
Per un terapeuta antroposofo un comportamento ‘non normale’ non esiste e non è un ostacolo da rimuovere il più velocemente possibile ma è l’espressione di un enigma che racconta tanto di più di quel che si vede.
Questo non significa che un comportamento problematico vada bene, anzi spesso chi ne soffre di più è proprio il bambino, ma quel comportamento, non è il problema, è la soluzione, è la voce di un messaggio che chiede di essere decodificato.
Il pedagogista allora non si pone l’obiettivo di normalizzare o eliminare i sintomi, ma si fa strumento di ascolto di istanze sommerse, incipienti, svelatrici di talenti potenziali, disposizioni, interiori, inclinazioni profonde, predisposizioni, vocazioni, attitudini che attendono la sensibilità di qualcuno che non giudicando e non respingendo accoglie e valorizza l’unicità, la peculiarità, la necessita espressiva del bambino, per aiutarlo a manifestare sé stesso nel migliore dei modi.
Ogni manifestazione non è solo ciò che si vede ma è un enigma.
E quell’enigma si può risolvere solo con un sincero interesse verso il bambino, un interesse che fa domandare: chi sei tu? perché sei venuto sulla Terra? qual è il tuo progetto? che relazione abbiamo noi due? come ti posso aiutare?
Non si diventa pedagogisti del visibile e dell’invisibile conseguendo un diploma (che pure, per motivi conoscitivi è necessario) ma grazie ad un cammino che conduca alla catarsi delle proprie zone d’ombra ed un ampliamento della coscienza tale che l’anima smette di invadere tutti gli spazi con se stessa virando verso un silenzioso e profondo rispetto e devozione nei confronti del bambino.
Per un educatore ogni azione non sarà guidata da formule, protocolli, etichette o tecnicismi, ma da una presenza interiore viva, pulita, ed condizionata e capace di cogliere l’essenziale, l’immagine spirituale, il mondo delle cause.
Le difficoltà sono messaggi che gli parlano di un’armonia spezzata e scelte biografiche consapevoli di vite precedenti e possibilità future. Condizioni liberamente scelte dall’Io prima della nascita, funzionali al proprio cammino di sviluppo ed evoluzione della coscienza.
In questa prospettiva non esistono disabilità, malattie, etichette e recinti.
I fenomeni sono domande.
L’educatore allora diviene un osservatore attento e privo di pregiudizi che con il suo sguardo ha l’opportunità di divenire mediatore tra il bambino, che si esprime nel mondo fisico, e quello spirituale.
In quest’ottica favorisce una sana incarnazione, una sana espressione biografica ed un sano sviluppo del senso del Sé del bambino.
La pedagogia curativa, non è un atto solitario del terapeuta ma un’opera corale ed un cammino condiviso. Medici, pedagogisti e genitori si incontrano in uno sguardo comune per accompagnarsi ed accompagnare un’anima nel suo percorso verso la sua incalcolabile destinazione.
La Meta delle Mete.
Non la prestazione.
Non l’adattamento.
Non etichette.
Non recinti.
Ma la fioritura dell’Essere Umano.
Il riconoscimento di ogni biografia come portatrice di un senso profondo, di un mistero da disvelare in una promessa fatta all’origine del tempo.
