Con il nostro sguardo
abbiamo il compito di accompagnare qualcosa di invisibile
alla sua incalcolabile destinazione
John Berger
La branca dell’Antroposofica che si riferisce alla Pedagogia Curativa nasce nel 1924 grazie a Rudolf Steiner ed alla dottoressa Ita Wegman. Gli impulsi da cui origina sono più specifici ma non ne tratteremo qui.
Ciò che qui ci preme dire è che la Pedagogia Curativa sì occupa di individui, non di malattie.
L’individuo in età evolutiva è il centro ed al centro di questo centro c’è la sua tri-articolazione di corpo, anima e spirito ma anche quella di destino, karma e libertà che si esplica nelle ripetute vite terrene.
Il pedagogista antroposofo è cittadino ed opera in due mondi, quello sensibile, quello visibile, quello del fenomeno, del sintomo, del comportamento e quello delle cause – spirituali – legate alle vite passate, al destino ed al karma.
Egli cerca la contro immagine spirituale del fenomeno visibile (il comportamento…) che spesso è ciò che più ci disturba, ci mette in agitazione e che tutt’altro che essere un ostacolo pone in realtà un enigma che ci racconta di una causa invisibile che vive dietro Il comportamento e/o il sintomo e che ci parla di un Essere Spirituale unico.
Il pedagogista non si pone l’obiettivo di normalizzare o eliminare i sintomi, ma si apre all’ascolto della loro domanda silenziosa.
Dietro ogni manifestazione si cela un enigma: Chi sei tu? Perché sei venuto sulla Terra? Cosa chiede il tuo karma, per te e per l’evoluzione dell’umanità? Qual è il tuo progetto evolutivo?
E ancora: Cosa ci vogliono comunicare gli esseri spirituali attraverso le caratteristiche uniche dei bambini?
L’educatore, attraverso un profondo lavoro interiore – che rappresenta il primo e imprescindibile compito del suo cammino – deve giungere alla piena consapevolezza che ogni bambino, al di là di ciò che manifesta nel comportamento, è uno Spirito Eterno, portatore di un destino irripetibile, inscritto nel tessuto evolutivo del Cosmo.
Quando questo stato di coscienza viene realmente conquistato, nasce un atteggiamento di silenzioso e profondo rispetto verso l’individualità che si è chiamati ad accompagnare.
L’educatore sa allora di trovarsi di fronte a un frammento del Divino. Ogni sua azione sarà ispirata non da formule, protocolli, etichette o tecnicismi, ma da una presenza viva e interiore, capace di cogliere l’essenziale.
Non saranno le ricette a parlare, né i manuali a indicare la via.
Sarà il bambino stesso a mostrare il sentiero da percorrere, se solo si è in grado di ascoltare la sua domanda
Le sue difficoltà come quelle della famiglia sono manifestazioni di un messaggio, espressioni di un’armonia spezzata che racconta una storia biografica intrecciata a vite passate e a possibilità future.
In questa prospettiva non esistono disabilità, malattie, etichette e recinti. I fenomeni sono domande evolutive. Condizioni liberamente scelte dall’Io prima della nascita, funzionali al proprio cammino di sviluppo. Discorso che è valido per tutti noi ovviamente ma per chi si trova in condizioni di maggiore disagio psico-fisico, si sta parlando di qualcosa da attenzionare con particolare cura.
Attraverso l’osservazione, la meditazione, lo studio e la pratica, egli cerca dunque i nessi karmici, lunari e solari, e pone al centro del proprio operare la storia spirituale e le prospettive evolutive dell’Io che ha l’onore di accompagnare.
Così, se si voglia entrare nell’ambito della cura l’unica strada è quella del collegamento col piano spirituale. L’educatore con il suo sguardo, diviene mediatore tra il bambino, il mondo fisico e quello spirituale. Favorisce l’incarnazione, la crescita biografica, lo sviluppo del senso del Sé e il ricongiungimento con la dimensione sovrasensibile.
Educare, in senso profondo, significa dunque riconnettersi con l’essenza spirituale dell’altro non conculcare nozioni, normalizzare comportamenti, indottrinare e preparare personaggi funzionali al sistema.
Il compito dell’educatore Waldorf e del terapeuta della pedagogia curativa, è quello di incontrare l’Io del bambino o del ragazzo là dove si trova, coglierne i gesti nascosti, le forze in divenire e vedere tutto questo come espressioni di un disegno tanto, tanto, tanto più ampio che va oltre il piano della materia.
La pedagogia curativa non è mai un atto solitario: è un’opera corale, un cammino condiviso.
Medici, terapeuti, pedagogisti e genitori si incontrano in uno sguardo comune per accompagnarsi ed accompagnare un’anima nel suo percorso verso la sua incalcolabile destinazione.
Non la prestazione.
Non l’adattamento.
Ma la fioritura dell’Essere Umano.
Il riconoscimento di ogni biografia come portatrice di un senso profondo, di un mistero da disvelare.
Di una promessa fatta — e mantenuta — all’origine del tempo
